Italiano Inglese

Biografia


Recensione critica a cura di Sabrina Falzone

LA TRASPARENZA DELL’ANIMA

Scenari immaginari si aprono sull’orizzonte pittorico di Daniela Cappiello, artista pugliese capace di creare una nuova dimensione artistica: lo spazio dell’anima, indagato con sensibilità cromatica e delicatezza esecutiva. Alla raffinata stesura del colore si sovrappone l’indagine estetica che suggella l’atteso connubio tra natura e figura, oltrepassando i confini di uno spazio spirituale. Come finestre sull’universo, le tele di Daniela riverberano di una luce interiorizzata, che vibra di algide ambientazioni e caldi soggetti permeati di stasi e sfumature. La leggerezza delle esternazioni cromatiche nella pittura di Daniela Cappiello è pura trasparenza dell’anima.
Sabrina Falzone 2012


DANIELA CAPPIELLO E LA RITMICA DEL COLORE SFUMATURE DI LINEE

Recensione critica a cura di Sabrina Falzone

Fragili atmosfere, sfumate in un languido gioco di trapassi tonali e in un suggestivo connubio di ambivalenze crepuscolari, appaiono come le protagoniste inconfutabili del racconto pittorico di Daniela Cappiello, pittrice pugliese particolarmente sensibile alla ritmica del colore. La dimensione temporale viene alterata dalle soffuse cangianze cromatiche surclassate dalla melodia del lineamentum, sempre sobrio e al tempo stesso solenne. Il tempo si interpone, pertanto, tra la poesia della linea, spedita ed efficace, e l'emblema del sogno. Ogni tela di Daniela Cappiello tende ad indagare profondamente l'esperienza onirica, trasponendo la realtà oggettiva verso una meta surreale, scandita da tracce esistenziali. Il linguaggio artistico dell'autrice barese da un lato ci offre all'ascolto un preciso universo interiore saturo di sensazioni apotropaiche, dall'altro ci conduce verso un capolinea illusorio che giace sopra la realtà. La psicologia si interfaccia, così, con la pittura interiore, presagendo fughe dal quotidiano per ritrovare nuovi ed esilaranti spiragli di luce. Nella produzione pittorica di Daniela Cappiello la luminosità riveste un ruolo fondamentale dal punto di vista simbolico ed esecutivo. Grazie ad essa prende forma il paesaggio magico, ispirato ad un dialettico confronto con la Natura e le sue molteplici forme sotto cui si presenta. La luce, soave e delicata, costituisce un punto forza nella pittura di Cappiello, in grado di condurre all'apice espressiva il mistero della vita, l'enigma del giorno e l'essenza della memoria.
Sabrina Falzone - Critico e Storico dell'Arte - www.sabrinafalzone.info


FRA CHIAREZZA ED ENIGMA

Recensione critica a cura di Rosalba Fantastico

Espone in questi giorni, nei locali dell' Associazione Turistica Pro.Lo.Co. di Santo Spirito una giovane pittrice di Bitetto (Bari): Daniela Cappiello. La sua biografia parla di una donna colta, incline all'arte sin da bambina, di formazione umanistica, peculiarità che si coglie pienamente nelle sue opere. D'altronde la maturità e la qualità di un artista non sono altro che la summa del suo vissuto umano e professionale, della personalità nella sua interezza, nell'inscindibile binomio arte-vita. Se la sua prima produzione pittorica si avvale di copie dei grandi maestri dell'arte antica a moderna, questo non è da ritenersi un limite. Tutt'altro. Anche molti artisti del passato - e fra questi gli impressionisti, a cominciare dal grande Monet - avevano iniziato ad accostarsi alla pittura riproducendo opere presenti nel Louvre di grandi maestri del Rinascimento italiano. E lo avevano fatto senza riserva alcuna. Ed è forse proprio attraverso questo fondamentale esercizio che la nostra pittrice apprende la tecnica pittorica e la domina con quell'abilità che oggi le consente di spaziare nei più svariati temi ed espressioni stilistiche, come nature morte, paesaggi, ritratti. Tuttavia, una delle chiavi di lettura per comprendere il senso della ricerca artistica della nostra pittrice è innanzitutto il bisogno di conferire riconoscibilità a forme e colori, che si traduce nel nitore di immagini grafiche e pittoriche capaci di rinfrancarci nel caotico a smarrito universo dell' arte contemporanea. Forse abbiamo bisogno proprio di questo: ricomporre una realtà smontata da una certa critica d'arte auto celebrativa ed autoreferenziale. Abbiamo bisogno di chiari modelli di riferimento, sbigottiti o disorientati - come siamo - di fronte ad un'arte che diviene frequentemente un mero esercizio intellettuale o un tentativo di sorprendere e stupire. Un' arte che nega a se stessa la necessità anche di infondere valori, quasi che questi non esistano più o che debbano essere taciuti. Un 'arte che non parla più al cuore, non appaga i sensi, in uno sterile compiacimento della propria miseria. Ecco che la Cappiello, allora, dà vita a una pittura che non insegue sterili intellettualismi innovativi miranti al disfacimento estetico, ma sa parlare al cuore, ai sensi e all'intelletto. Arte figurativa, dunque, ma ben oltre il banale incanto dell'immagine, ben oltre il semplice piacere visivo o estetico. Tant'è che le opere della pittrice barese, anche se figurative, non sono di facile interpretazione. Anzi. La lettura che si può fare dei suoi dipinti è un'avventura interpretativa che oscilla fra la chiarezza e l'enigma. Ella non descrive: evoca. Non rappresenta: suggerisce. Una pittura che racchiude significati, sentimenti e pathos e che si annida in un simbolismo che prima nasconde e poi svela. Molte delle sue composizioni pittoriche sono lucide visioni fra sogno e realtà, inserite quindi in una sorta di realtà superiore, quella surrealtà di cui parlava Bretòn, teorico fondamentale del Surrealismo. Un dettato dell'inconscio? O l'io indagatore che si ferma a interrogarsi sui misteri dell'essere? L'uno e l'altro. Quasi come a volere dischiudere una finestra sull'esistenza umana, non per far vedere ma solo lasciar intravedere, nella semioscurità, il mondo più libero e vero che alberga in ciascuno di noi. Non dimentichiamo infatti che lo spazio del sogno, dell'immaginazione e dell'inconscio coincidono prepotentemente con quello della libertà, anzi - per meglio dire - della liberazione. Non è un caso, infatti che una delle opere della pittrice barese, "Il sogno di Ulisse", rimandi proprio a questo concetto. Ulisse che viaggia nel tempo e nello spazio, l'eterno Ulisse che vive in noi, l'Ulisse che ricerca prima di tutto se stesso. Così, nelle tele dell'artista, il simbolismo che a tratti affiora si mescola con la concretezza, in quel gioco di visioni improvvise simili a deliranti bagliori; visioni inserite in ambienti reali e identificabili. Proprio come affermava Isidore Ducasse, nume tutelare dei Surrealisti: " Bello come l'incontro casuale di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio", intendendo riferirsi a oggetti concreti e riconoscibili ma estranei fra loro ed estranei anche all'ambiente che li accoglie. E proprio questo l'urto semantico che percepiamo alla vista di molti dei dipinti della nostra autrice, quali "Bellezza e trasparenza". "L'occhio del girasole", "Il cigno" o ancora "Trasmigrazione e provocazione". Le immagini dunque si rincorrono in giochi di trasparenze, immerse in acque luminescenti, figure composte spesso da cristalli o materiali opalescenti, come nel dipinto "La cacciata dal Paradiso"..
Rosalba Fantastico di Kastron - Docente di storia dell'arte. Poetessa - Scrittrice


E' SEMPRE RAPIDO IL VOLO DEL SOGNO

Recensione critica a cura di Carlo Franza

Daniela Cappiello è una giovane pittrice italiana che vive intensamente il suo lavoro artistico in un crescendo di accensioni capaci di ridare segnali nuovi a una figuralità che non è propriamente realistica se non nella costruzione , ma che gravita in una spazialità inesplorata dove l'immaginazione cresce in un gioco di istinti e nostalgie. Le tracce contemporanee, gli spunti di occasioni paesaggio e di ricordi, si fanno irreali incandescenze, racconti quotidiani dove la memoria è mista alle emozioni, fino a perdersi in una fiaba senza fine, in una febbre emotiva dove il calore, spesso pastellato, si reinventa e si trascolora, in una fioritura senza tempo. Un realismo magico che attinge nella ridda di immagini della vita che scorre e invade di queste l'interiore creativo ove esplode l'atto creazionale. Ogni tema si nutre di un gusto e di un colore tutto suo, e anche certe tematiche pop suggerite da icone transnazionali hanno impaginato opere di inimitabili suggestioni, di fantastico gioco, di storica portata per l'incorniciamento del fenomeno. Daniela Cappiello fa convivere nel suo lavoro finissime soluzioni tecniche e una inventiva in costante evoluzione, ma ancor più ha resistenza la qualità comunicativa della visione e del linguaggio visivo, che esperimenta sempre la bellezza del mondo e ne evoca l'incontro.
Prof.r Carlo Franza - Storico e sociologo dell'arte. Giornalista - Critico d'Arte di Libero


Recensione critica a cura di Maria Grazia Chiesa

Daniela Cappiello la attrae la bellezza della vegetazione e se il soggetto è il bosco, non ci si riesce a sottrarre al fascino delle immagini che crea.
Maria Grazia Chiesa autunno 1997


Recensione critica a cura di Stefania Corazzini

Daniela Cappiello è nata a Bari il 1978. Espone dal 1991. La sua tecnica pittorica si contraddistingue per l' accurata figurazione che ha appreso studiando e riproducendo opere classiche del 400,500,fino all'800.Sempre nell'ambito della figurazione ha sviluppato un linguaggio che l'ha condotta ad interpretare fatti e personaggi del suo tempo,senza trascurare oggetti e situazioni care alla sua quotidianità. Stefania Corazzini dicembre 1997
 


Recensione critica a cura di Don Pedro da Puglia

Tra una satira di Orazio e un pensiero di Platone,tra l'equazione matematica di primo o secondo grado ed una formula chimica,ecco spuntare la pittura di Daniela Cappiello che tra i banchi dell' Orazio Flacco trova il lievito per incantare con i suoi colori e le sue tele figurative nella descrizione di un volto. Una pittura semplice ma scrupolosamnte attenta, una pittura semplice ma anche complessa in quanto suggerita dai noti filosofii di vita e da osservazioni scoppiettanti di sentimentalità fresca, giovanile ed euberante. Eccola circoscritta così in queste poche note, la pittura della Daniela, ma l'impressione e li maggior risalto è quella di una figurazione matura per altre traduzioni e per altri sbocchi cultura tutta classica, tutta pregna cioè di classicismo greco latino oppure maditerraneo. Insomma una pittura che è cultura e ed una pittura che fa cultura. Una pittura che va rispettata specie in rapporto agli anni in cui è stata prodotta. Sorprende di maturità. Lascia prevedere nuove formule evolutive. Consente anche di sognare. E sognare a vent'anni non è impossibile. Specialmente quando si manifesta tanto impegno produttivo e tanta fede creativa.
Don Pedro da Puglia 1997  


Recensione critica a cura di Maria Grazia Chiesa

Quando un giovane artista chiede di esporre,è da tenere in considerazione, oltre all'intrinseca qualità creativa, anche l' intensità che lo spinge,non solo a dipingere,ma anche ad affrontare il travaglio che sempre una mostra comporta. Il contatto con un pubblico sempre diverso,ii giudizio della critica,la possibilità che nulla accada e che l'esposizione non porti ad alcun risultato tangibile.Daniela Cappiello ha l'intensa necessità di esistere come artista.Non si smarrisce davanti a difficoltà come le grandi distanze, o l' impossibiltà a volte anche di esibire le proprie opere,l' incognita delle reazioni suscitate dai suoi dipinti in luoghi diversi con tradizioni e culture differenti. Questo suo ardente desiderio la porta a risultati positivi :ad ogni mostra (questa è la quarta che ho il piacere ad organizzarle ),ci sono elementi nuovi e segnali di nuovo interesse e conoscenze che hanno portato frutto anche nel suo modo di raccontarsi all'arte.Dalle sue prime opere esposte a Bergamo,nelle quali il mondo femminile veniva descritto con sensibilità e attenzione, alle nature morte esposte a Bologna,ai fiori presentati a Torino,ora Daniela ,affrontando la figura maschile,dimostra di avere raggiunto un rinnovato equilibrio tra forma e colore.
Maria Grazia Chiesa settembre 1998  


Recensione critica a cura di Bianca Tragni

Daniela cappiello, ventiduenne autodidatta,con un innato talento e tante speranze, si affaccia al mondo dell' arte con un bagaglio di dipinti con cui esprime la sua acerba, ma tenace voglia di fare pittura. Una pittura classicheggiante in cui si sente l'eco degli studi liceali. Nella quale emerge il suo calligrafismo ,tra naif e l' iperrealismo,collocato in sfondi scuri e uniformi,quà e là rischiarati da bagliori di luce. I colori caldi ,solari e decisi anche quando usa la tecnica dell' acquerello, come in quella sequenza di fiori, di notevole livello formale e cromatico.E tra i fiori spiccano i girasoli, visti in un lungo campo toscano, in cui i singoli petali hanno la stessa precisione dell' intera massa fiorita, nulla in comune con i troppi famosi girasoli di Van Gogh, nè nella tecnica nè nella poetica. La giovane Cappiello cerca la sua strada,avendo già precorso quella delle copie d' autore, ma i suoi autori preferiti da riprodurre erano i grandi maestri del Rinascimento, che le hanno lasciato quella patina d' antico che si trova in tutte le sue tele.Così anche nel campo lussureggiante dei girasoli si vede immersa una figura di donna antica ,col cappello a larga falda e la veste romantica. Apparizione onirica più che rappresentazione realistica. Eppure un tentativo d'introspezione ,in questo mare della tranquillità coloristica, sta nel titolo dell' opera:"L'occhio del girasole"dove la parte centrale del fiore, i semi che sono frutti, assumono una circolarità globulare che assomiglia ad un occhio magico che vuole scrutarti dal centro della tela, ma in mezzo a tutto questo tradizionalismo pacato ecco una scossa: il ritratto del divo rock, Michael Jackson. Cartellonismo, fumetto, pubblicità si rincorrono e si mescolano in questo 'opera della Cappiello che ritorna spesso tra i suoi soggetti ,vera legittima tentazione per una giovane pittrice del nostro tempo.
Bianca Tragni Marzo 2000


Recensione critica a cura di Vinicio Coppola

" Nel gioco delle trasparenze spicca il suo amore pre la Bari d'un tempo"

"Mentre continuano le sue ricerche sulle iridescenze e sulla bellezza muliebre, sta preparando uan grande mostra sugli più suggestivi del borgo antico, com'era nei primi del Novecento"

Fin dalla verde età Daniela Cappiello ha avuto una certa dimistichezza con matite e pastelli. E le sue timide e continue incursioni nel mondo dell'arte suscitavano sempre, a partire da quegli esordi, l'ammirazione dell'entourage familiare. Tanto è vero che i suoi disegni andavano e ruba tra amici e parenti; e a lei, purtroppo, a causa dei suoi successi " intra moenia " , non è rimasta nessuna testimonianza di quei primi passi. E' la stessa Daniela a snocciolare il rosario dei ricordi, a parlarci di questa passione splosagià in età scolare. Rammenta anche che la sua prima esperienza di "pittrice-copista" è legata ad una ballerina di Degas, ma che da tempo aveva preso di mira i cartoni animati per proporre a suo modo i personaggi. A suo modo? Sì , perchè anche nel copiare la neoartista barese aggiungeva spesso qualcosa di suo , quel valore aggiunto che risponde al nome di creatività personale. Ne abbiamo una riprova nel suo studio, a Bitetto, dove possiamo ammirare sia il frutto delle sue ricerche si i dipinti che sta approntando per la mostra su "Bari com'era". E così ci vengono incontro le chiare iridescenze di una ridda di vetri cui fa da contr'altare una regina dell'antico Egitto, famosa per la sua beltà: Nefertari. E ancora: in un altro quadro ci sono due cavalli di cristallo in primo piano che scalpitano al centro di una rigogliosa foresta: rappresentano - precisa la nostra interlocutrice - il Bene e il Male in eterna lotta. E infine un romantico mixage di colori che rammentano le "nuances" dell'arcibaleno con una punta sottile di nostalgia: rappresenta il Ponte sullo Stretto di Messina che sta per nascere e che segnerà la fine dell'isolamentodella più grande isola dello Stivale. A parte, poi, ci sono tutti i suoi affondi sulla Bari d'un tempo, con immagini che puntano le loro "chances" quasi tutte sul borgo medievale. Ci sono splendide architetture, come la piazza del Sedile e quella della Colonna Infame, ma in tutti gli scorci manca l'uomo. E' stato bandito volutamente da Daniela perchè, a suo avviso, è lui, e solo lui, il responsabile degli odierni guasti urbani.
Vinicio Coppola maggio 2008

Portfolio

| www.danielacappiello.com © 2011 Tutti i diritti riservati | Webmaster |